Fluydo: l’intervista

Pubblicato da FutuRadio Web giovedì 11 novembre 2010 , , , , , , ,

Di Anto e Tico qualcosa avevamo già raccontato. I due formano un gruppo, a metà tra il pop e la techno, nel 1997. “L‘incontro – ricordano – è avvenuto in un periodo in cui Anto cercava dei musicisti per portare sul palco un suo progetto discografico personale e gli fu presentata Tico, quale bassista. Da subito venne però fuori che lei era anche autrice, cantante e aveva un sacco di idee interessanti. Insomma, i piani di Anto furono totalmente scombinati e nacque Fluydo”. I percorsi musicali di Anto e Tico sono molto diversi. Il primo viene dall'hip hop e la seconda dal punk. Ma ciò non ha mai rappresentato un ostacolo, anzi. Le contaminazioni di entrambi, infatti, offrono un'osmosi particolare, una mescolanza di sonorità senza eguali.

Quindi potremmo affermare che Fluydo è una sintesi delle vostre precedenti esperienze...

I rispettivi background, più neri per l’uno e più nordici per l’altra, confluiscono sicuramente nel lavoro insieme. C’è però un’altra grande porzione costituita da tutto ciò che ci ha influenzato a partire dal nostro incontro, poiché tante cose sono successe nella musica da allora. Basti pensare alla maturazione della techno e dell’uso del bassline, alle parentesi indelebili del Sound di Bristol e del drum’n’bass, alla sempre crescente influenza dell’hip-hop.

Il vostro è un gruppo attivo dal 1997, ma soltanto negli ultimi anni avete iniziato a proporre la vostra musica su Jamendo, condividendola attraverso licenze Creative Commons. Qual è la ragione che vi ha spinto a una tale decisione?

La decisione è stata difficile, ma inevitabile. Difficile poiché l’abbiamo presa a metà del 2007, quando sembrava una totale follia, soprattutto per un gruppo sotto contratto con una casa discografica di tutto rispetto. Inevitabile poiché capivamo che la discografia era nel mezzo di una rivoluzione storica, legata ai nuovi mezzi di fruizione e di condivisione. Il dato certo è che i dischi, le registrazioni in genere, non sono più merce di scambio ma solo veicoli per altro tipo di business. I discografici non vogliono metterselo in testa e, dunque, l’unica scelta possibile per Fluydo è stata quella di tornare ad essere totalmente indipendente e di incamminarsi verso il futuro.

Avete una certa tendenza a remixare molti dei vostri pezzi e spesso Ice One collabora con voi. E' un retaggio di Anto, quasi a voler significare che il primo amore non si dimentica mai?

In realtà Ice One, da bravi somari, lo conoscevamo solo di fama e fu la generosa Malaisa a metterci in contatto con lui, nel periodo in cui lavoravano ad un album insieme. Tra noi fu amore a prima vista e, in una prima fase, lui si accollò la produzione di Fluydo. Seguì una costante serie, ancora in atto e speriamo infinita, di brani in collaborazione, featuring e remix reciproci, esibizioni dal vivo. In tutto ciò, il Maestro ci ha insegnato tantissimo sul mestiere e… sulla vita in genere!

In molti dei vostri brani fate ricorso al numero 7. Ha un qualche significato particolare?

Il 7 è indubbiamente un numero molto particolare: non è un caso che ricorra, in maniera rilevante, sia in natura che nelle diverse culture, in ogni disciplina. Non c’è quindi da sorprendersi se lo si ritrova anche dentro Fluydo, con altrettanta rilevanza: noi siamo un po’ come spugne e il nostro lavoro tenta sempre di essere una piccola summa del mondo che ci circonda. Ora che ce lo fai notare, anche questa intervista è composta da sette domande, non è bizzarro?

Non ci avevo pensato, in effetti. Nel tempo libero che tipo di musica amate ascoltare?

Preferiamo ascoltare la musica buona, ovviamente. Ma anche quella cattiva non va dimenticata: aiuta ad apprezzare meglio la prima e poi, se si sa ascoltare, qualcosa di positivo si trova in tutto. Per il discorso di cui sopra, non abbiamo particolari fisime su generi ed epoche: certo, apprezziamo molto l’innovazione e disprezziamo il conformismo quindi, conseguentemente, tendiamo ad evitare le cose “di maniera”.

A settembre è uscito il vostro ultimo ep. E' un lavoro fine a se stesso o anticipa un album completo?

L’abbandono della discografia ufficiale ci ha liberato anche dai format convenzionali. Il nostro primo esperimento in questo senso, 7 Fool Moons, rompeva il concetto di album non solo in senso fisico ma anche temporale: un brano nuovo ad ogni luna piena, per sette volte, seguito poi dalla cristallizzazione in Superbonuspack, insieme ad una serie di remix nati spontaneamente in altri angoli del globo. L’ep a cui alludi, The Gang Bang, è scaturito di prepotenza dal brano
Soundorgasmic che ha voluto reincarnarsi in diversi artisti e ispirare video e performance live. Quello che bolle in pentola è un nuovo progettino, un progetto un po’ più ambizioso del solito, come suggerisce il nome stesso: Revolution.

L'intervista è finita. Ma Anto e Tico tengono a farci sapere che di Revolution è la prima volta che parlano. Insomma, si tratta di un'anticipazione in esclusiva. E scusate se è poco...


(fabio germani)


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